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Associazione Onlus

lunedì 13 giugno 2011

Non solo mobbing

Questo è il contributo portato all’Assemblea dei soci Risorsa dal vice-Presidente dell’Associazione prof. Sergio Piazza. Inquadrato il tema del mobbing nella sua più recente evoluzione, il Prof. Piazza propone anche un modello di evoluzione della nostra Organizzazione di Volontariato. Ovviamente il suo pensiero è aperto alle considerazioni e ai suggerimenti di tutti.



Dove è finito il Mobbing?

Questa domanda può sembrare scorretta e provocatoria, all’interno di un’Associazione che ha fatto della prevenzione del mobbing la ragione della sua esistenza, ma ci serve come punto di partenza per un ragionamento importante.

Ricordiamo tutti che, soltanto due anni fa, nel 2009 si parlava di mobbing, non soltanto nei nostri 4 convegni, ma sui giornali ed alla televisione. La Regione Piemonte aveva elaborato un progetto di legge. Alcuni film di successo si ispiravano a questa problematica..

Oggi se ne parla di meno ed alcuni film importanti ( Fra le Nuvole, The company Man) si limitano a parlare del trauma derivante dalla perdita del posto di lavoro.
Che cosa è successo in questi ultimi anni?

L’ottimistica ipotesi che le dimensioni del problema si siano ridotte, purtroppo è smentita dalle statistiche, che confermano il dato, probabilmente sottovalutato che in Italia il mobbing continua a interessare il 4,25 dei lavoratori, circa un milione e mezzo.

Dunque i numeri non cambiano e le dimensioni di massa di questa patologia sociale restano per intero. Quello che cambia profondamente e continuamente è il mondo del lavoro. Per effetto della crisi economica non ancora superata, il lavoro è scarso, la disoccupazione continua ad essere elevata ed elevatissima fra i giovani ( 29%).

Dove il lavoro c’è, esso è spesso precario, dequalificato, senza futuro, male organizzato e poco compensato.
Chi lo ha acquisito teme comunque di perderlo e quindi è disponibile a pagare un prezzo elevato, non tanto in termini di prestazioni professionali, ma in termini di assorbimento di stress, abusi ed ingiustizie, pur di conservarlo.

Questa è la ragione principale per cui il mobbing tende a nascondersi nelle pieghe di attività lavorativa che fanno della negazione dei diritti e della svalutazione dei meriti, una pratica costante e generalmente accettata.
In più dobbiamo rilevare che la giurisprudenza dei tribunali, per riconoscere il mobbing ,, tende a richiedere : “ Condotte datoriali offensive protratte nel tempo, con le caratteristiche della persecuzione finalizzata all’emarginazione del dipendente “ ovviamente da provare in giudizio con tutte le difficoltà del caso e principalmente, l’estrema difficoltà a raccogliere le testimonianze dei colleghi.

Condizioni quindi che, nel tempo, sono diventate più restrittive, mentre nelle cause relative al disagio lavorativo si aprono più spazi , in particolare a Torino, dove la Sezione lavoro si caratterizza per efficienza e qualificazione dei giudizi.

Questa è una delle ragioni che, nel tempo, ha condannato la nostra organizzazione a numeri bassi di partecipazione ed anche di richiesta di aiuto.

Noi cerchiamo di contrastare questi numeri bassi pubblicizzando l’attività del Gruppo di Mutuo aiuto e dello sportello di Ascolto, ma sostanzialmente, non siamo mai riusciti a superare questo limite.

Senza abbandonare la sua missione, ma senza eccessive resistenze identitarie, io ritengo che l’Associazione debba uscire da questi ristretti confini ed abbracciare tutte le problematiche di disagio che attualmente, anche sulla base di una specifica legge ( Dlgs 81/ 2008 art. 28) sono comprese nel termine di “ stress lavoro correlato” che, secondo la legge suddetta, devono essere oggetto di una specifica Valutazione del Rischio, a livello aziendale.

Si tratta, secondo la definizione di questa legge di “ condizioni che possono essere accompagnate da disturbi e disfunzioni di natura fisica, psicologica e sociale, derivanti dal contesto e dal contenuto del lavoro”. Superando i limiti specifici della legge noi possiamo includere nello “ Stress lavoro correlato” anche gli abusi, le violenze, gli atti discriminatori , offensivi e persecutori che normalmente rientrano nelle condotte mobbizzanti.

Abbiamo a disposizione diversi strumenti di lavoro e di risposta dei quali si è parlato o si parlerà in questa Assemblea : il Gruppo di Mutuo Aiuto, lo Sportello di Ascolto e la difesa legale. Se accettiamo questa ipotesi di estensione , dobbiamo sapere che ci muoviamo in un campo meno definito e limitato ( stress; disagi e violenze sul lavoro) ed anche più affollato, dove sono molte le Associazioni che operano, soprattutto a difesa della dignità delle donne.

Pertanto dobbiamo entrare più decisamente in una logica di lavoro a rete : argomento che sarà più estesamente svolto dalla collega Avv.ssa Monica Negro. Infatti le suddette associazioni sono normalmente più numerose della nostra e sono anche comprensibilmente gelose delle loro prerogative, ma non sempre posseggono gli strumenti di ascolto e di difesa dei quali dispone l’Associazione Risorsa.

Pertanto si dovrebbero ricercare accordi con un termine di scambio: le suddette Associazioni indirizzano verso l’Associazione Risorsa i loro utenti e l’Associazione Risorsa, reciprocamente, rende disponibili i suoi strumenti istituzionali ed i suoi volontari .

Ritengo anche che non ci siano alternative credibili a questo percorso se non vogliamo ridurci al solito gruppo di amici che, ogni anno, consuntivano una modesta ancorché meritevole attività.

Risultato del lavoro di rete dovrebbe essere anche la produzioni di eventi associativi,e conviviali, a partire dalla cena sociale di giugno , alla quale siete tutti invitati.

Concludo, ricordando che, già un anno fa, nell’Assemblea del giugno 2010, Luisa Marucco aveva proposto di uscire dai limiti del mobbing per occupare il campo più esteso del disagio lavorativo.

È arrivato il momento di concretizzare questa idea.

Dobbiamo anche essere consapevoli che da una parte i cambiamenti del mondo del lavoro e dall’altra parte l’evoluzione ed il moltiplicarsi delle Associazioni di Volontariato non ci consentono di restare fermi.

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